Selezionato tra i film in concorso al festival di Locarno 2006, “Mare nero”, ci trasporta negli ambienti del sesso estremo, nel mondo degli scambisti e dei locali a luci rossi. Scrutato senza realismo, né voyeurismo, ma con lo sguardo glaciale di un entomologo in stato di trance.
E’ una dimensione onirica quella nella quale la regista fa muovere il suo protagonista Luigi Lo Cascio, un ispettore di polizia alle prese con l’uccisione di una ragazza poco più che ventenne in circostanze misteriose. Il crimine a sfondo sessuale si insinua sempre più a fondo nella mente dell’ispettore, nella metà oscura della sua personalità.
Il suo vagare lento, stordito e allucinato tra locali che sembrano usciti da una puntata di Twin Peaks e figure grottesche non lo porterà a risolvere il caso ma a conoscere le proprie pulsioni, i propri desideri.

Regia:Roberta Torre
Sceneggiatura:Heidrun Schleef,Roberta Torre
Musiche: Shigeru Umebayashi
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Annalisa Mucci
Costumi: Alberto Spiazzi
Cast
Valentina Martini: Andrea Osvart
Veronica:Anna Mouglalis
Luca:Luigi Lo Cascio
Sabino:Maurizio Donadoni
Dati
Anno:2006
Nazione:Italia
Distribuzione:01 Distribution
Durata:83 min
Data uscita in Italia:25 agosto 2006
Genere:erotico,thriller

Festival

2006
Festival​ Internazionale del Film di Locarno- Concorso
​Festival du Film Italien de Villerupt-Concorso
Zweites International Film Fest Frankfurt- Concorso
Sevilla Festival de Cine Europeo- Concorso

2007
Festival du Cinema Italien de bastia- Concorso
Stuttgarter FilmWinter
Puchon International Fantastic Film Corea
Moscow International Film Fest
Lincoln Center Open Road- Panorama

Il ventre marino restituisce un satiro danzante, simbolo di vizio dionisiaco; in apertura una dichiarazione d’intenti, un bagno lynchiano nell’other side, il velo squarciato sulla sponda nascosta.

Contro il cinema italiano della buonanotte Roberta Torre regala un’ossessione sincera sottoforma di incubo dai colori del buio, con la cupa sospensione di Twin Peaks e la stringente lucidità di Luci nella notte (un altro percorso, concreto e/o immaginario, alla cui meta è arduo ritrovarsi), e la critica ha sparato su questo film: sarà perché ignora il cappio dell’intreccio, non ha inizio né fine, consegnadurrenmattianamente l’omicida a metà e si concede totalmente al dato onirico, in un finale d’antologia a tanti livelli, che rigira tra l’altro la sciabola nell’eterno, doloroso conflitto uomo/donna con paurosa efficacia. Interpreti maiuscoli, da Lo Cascio stravolto alla sfuggente Mouglalis, fotografia da camera oscura di Daniele Ciprì e infallibile base ipnotica di Shigeru Umebayashi. Una perla nera, più sfrontata e splendente dei sorrisi contraffatti che siamo condannati ad ingoiare.
Emanuele Di Nicola​, Gli Spietati​

Visivamente Roberta Torre osa, è indubbio. Scompone i corpi, rasenta le superfici, esplora lo spazio in profondità. E, soprattutto, vacilla insieme al suo personaggio: non si tratta di pedinamento coatto o pruriginoso voyeurismo, ma di uno sguardo che aderisce morbidamente all’immersione nel “dionisiaco” dell’ispettore Luca Moccia (Luigi Lo Cascio). Morbidamente e incostantemente: affascinano le leggere resistenze a seguire passo dopo passo il percorso di Luca. Di tanto in tanto la cinepresa si arresta, smette di tallonare l’ispettore e lo lascia allontanare sullo sfondo, osservandolo percorrere un corridoio sotterraneo: lo sguardo recalcitra, resiste, pensa. Non capita spesso al cinema italiano di pensare attraverso la macchina da presa, di renderla uno strumento (auto)riflessivo e il solo fatto che Mare nero riesca a farlo non può che colpire positivamente. In più indovina una minuscola sequenza da polar di classe, come quella del sequestro e della ricettazione di una piccola partita di cocaina. Ma dove Mare nero compromette quasi del tutto la propria credibilità è sul versante drammaturgico: il trattamento ellittico e misurato della materia narrativa è clamorosamente contraddetto da dialoghi fastidiosamente forzati
​(…)​
È un autentico peccato, ché, a tratti, Roberta Torre mostra di saper dipingere squarci di inquietante enigmaticità a colpi di cinepresa. Restano frammenti di cinema prezioso e la sensazione di un film ferocemente irrisolto.
Alessandro Baratti, Gli Spietati