“Io non sono mai caduta dal motorino, perché anche se cado nessuno mi rialza, nessuno mi raccoglie e nessuno mi accompagna all’ospedale, nessuno rimane lì di notte e nessuno mi riaccompagna a casa. Dunque io sto ben attenta a non cadere proprio”.
I ragazzi arrabbiati, silenziosi, i ragazzi che sanno stare da soli, quelli con i pugni chiusi e schiacciati giù nelle tasche. Ce ne sono tanti, nei libri: hanno le gambe magre, guardano torvi da sotto in su e tirano le pietre ai gatti. Manuela, la protagonista de I baci mai dati di Roberta Torre, i gatti no, ma tutto il resto sì. Manuela è una ragazza, ha tredici anni, vive a Librino (estrema periferia di Catania), e per lo più osserva. Osserva Minuccia, sua madre, che smania per ottenere le attenzioni degli uomini, che urla e urla. E dopo urla ancora. Osserva Gian, suo padre, che impazzisce di una gelosia vecchia come i suoi tredici anni. Osserva che in sua sorella non c’è niente da osservare. Manuela osserva in silenzio, parla poco. A volte parla con Dio, per lo più per ordinargli di far cessare i tuoni, ma gli parla a modo suo, come i sassofonisti eroinomani che perdono i denti e l’imboccatura. Di lui sa che “si sente molto solo”, che “nessuno si è mai preso cura di lui”, che “è come un cagnolino abbandonato”, che ogni tanto vorrebbe apparirle, come ricompensa per aver placato il temporale, ma che lei preferirebbe di no, ché non si conoscono ancora abbastanza.
Se l’avesse conosciuto anche solo una volta forse Manuela saprebbe d’essere affamata d’affetto, dei baci mai ricevuti. Ma non lo sa e allora osserva e riflette con un cinismo acerbo che ci fa anche un po’ preoccupare, messo così a nudo nella mente di una tredicenne cui vorremmo talvolta chiudere gli occhi, una tredicenne che legge la sua realtà e ce la restituisce (tutta. Tutta) con un’onestà che ci turba (massì, certo che son le nostre le orecchie che vorremmo tappare, nostri gli occhi che vorremmo chiudere…).
“Minuccia mi ha dato un totale di venticinque baci in tutta la sua vita, uno più uno meno. Diviso tredici fanno uno virgola nove baci all’anno”.
Un giorno nella piazza di Librino Don Livio scopre la nuova statua della Madonna e dietro la banda e il sindaco c’è anche Manuela, appoggiata al muro a pensare a Giuseppe che non la chiama da due giorni, forse perché l’ultima volta lei non s’è fatta toccare. Vede anche lei la statua e le piace quella Madonna morbida, con la pancia un po’ segnata, riesce a vederla anche dalla finestra della sua camera. E riesce asentirla. O almeno a Don Livio e al quartiere sgomento per essersi svegliato una mattina con una statua della Madonna senza più la testa dice così, che la Madonna le ha detto proprio con la sua viva voce dove andare a prendere la testa, dietro lo scatolone con le tazzine nel garage dei Lo Sicco, e di fare in fretta, per favore, che vorrebbe riaverla indietro.
E nel garage dei Lo Sicco effettivamente la testa si trova.
Ma che ne sapeva, Manuela? Che, la Madonna le ha parlato davvero? Il lusso dell’indagine Librino non se lo può concedere: non c’è tempo per il Vaticano, non c’è tempo per il CICAP: Librino ha bisogno di una santa. E Minuccia ha bisogno di attenzioni e di denaro: in casa una poltrona nuova già aspetta la santa Manuela, un divano in similpelle già attende la processione dei questuanti che, puntuali, arrivano. E con loro la vita da santa. Manuela riceve dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00, prende gli ordini per la Madonna: un seno nuovo, un lavoro, l’estinzione del mutuo, potresti chiederglielo alla Madonna di far andare mio figlio al Grande Fratello, potresti?, si trova gettate addosso le miserie di una regione intera (corrono in fretta certe voci) e non sa più dormire.
E allora tira i pugni fuori dalle tasche e scappa, Manuela. E quando viene ripresa parla. O forse confessa. Parla a Minuccia che per miracolo la ascolta, parla a Minuccia che le carezza i capelli, parla a Minuccia senza difendersi più.
E il lettore sorride. Sorride perché ne I baci mai dati di Roberta Torre a tredici anni l’innocenza non si perde, ma si acquista. C’è voluta la Madonna.


